L’Alfa Romeo trae origine dalla Società Italiana Automobili Darracq, fondata a Roma nel 1906. Dopo poco tempo, gli stabilimenti del Portello di Milano della Darracq passarono a un gruppo italiano denominato Alfa: era l’acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Il primo modello venne battezzato «24 HP»; poi, nel 1913, fu la volta della «40-60 HP». Nel 1915 l’azienda, messa in liquidazione per la difficile situazione finanziaria, finisce nelle mani dell’ingegner Nicola Romeo, che rileva gli stabilimenti del Portello e si dedica alla produzione di materiale bellico. Finita la guerra, nel 1918, il nome della società cambia nuovamente in Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co.; nel frattempo vengono assorbite anche varie officine meccaniche, nel Nord, a Roma e a Napoli. La nuova società nasce il 3 febbraio 1918: Nicola Romeo ne sarà il presidente dal 1918 al 1928. Nel 1933 passa sotto il controllo dell’Iri, l’Istituto per la ricostruzione industriale, che durante la Seconda guerra mondiale ne indirizza l’attività verso i motori aeronautici e i veicoli industriali. Sul finire del decennio viene costruito anche uno stabilimento a Pomigliano d’Arco (Napoli), sempre per l’attività aeronautica.
UNA LENTA RIPRESA
L’attività automobilistica riprende con una certa continuità soltanto nel 1946, quando all’Alfa si torna a costruire le «6C 2500» d’anteguerra. Nel 1950 l’Alfa Romeo presenta il modello che rilancia le sorti dell’azienda: è la «1900», prima Alfa con scocca portante, progettata da Orazio Satta Puliga. Ne verranno costruiti circa 20.000 esemplari.
Nel ’54 esordisce la Giulietta Sprint, coupé capostipite di molti modelli di successo (tra cui la «Giulietta» berlina), che sarà venduta in quasi 28.000 esemplari. Nel 1959 arriva la prima joint venture internazionale: su licenza Renault viene prodotta l’utilitaria «Dauphine». A Pomigliano d’Arco, intanto, si continuano a costruire veicoli industriali e motori diesel Saviem. Nei primi anni 60 la sede del Portello si rivela insufficiente per i programmi produttivi, che comprendono anche la «Giulia» nelle versioni berlina, coupé e spider; così si costruiscono un nuovo stabilimento ad Arese (alle porte di Milano), una pista di prova a Balocco (tra Milano e Torino) e un secondo complesso a Pomigliano d’Arco, destinato alla fabbricazione dell’
Alfasud, presentata nel 1972. All’espansione commerciale anche Oltreoceano si aggiunge quella produttiva: nel 1968 l’Alfa Romeo acquista il pacchetto di maggioranza della società brasiliana Fabrica Nacional de Motores. Nel giro di pochi anni, però, l’azienda inizia a scontrarsi con nuovi problemi come la crisi energetica e le tensioni sociali del periodo. Il gruppo Alfa Romeo, che nel 1971 occupa oltre 32.500 persone, deve quindi confrontarsi con risorse finanziarie ormai insufficienti.
IL PASSAGGIO ALLA FIAT
Sempre più difficile la situazione economica dell’azienda all’inizio degli anni 80, principalmente a causa degli eccessivi costi di produzione. Nel novembre del 1986 l’Iri, guidato allora da Romano Prodi, decide di vendere la propria attività automobilistica alla Fiat (che prevale sulla Ford); Torino la concentra insieme alla Lancia in un nuovo raggruppamento, denominato Alfa Lancia S.p.A., operativo dal 1989. Frattanto viene decisa la chiusura della società A.R.N.A. che, dagli ultimi mesi del 1983, aveva commercializzato una versione locale di una Nissan con motori Alfa.
Il decennio tra il 1990 e il 2000 rappresenterà quello della rinascita: escono dallo stabilimento di Pomigliano d’Arco la 155 , che segna il ritorno dell’Alfa alle vittorie nelle corse (Campionato Italiano Superturismo e il prestigioso DTM tedesco), la 145 e la 146
. Da Arese arrivano le nuove
Spider
e
GTV
. Le vittorie in pista e i successi commerciali proseguono con la
156
, uscita nel 1997. Su questo modello avviene il debutto mondiale dell’iniezione common rail, sistema che rivoluziona il motore diesel. Proprio il lancio della «156» rappresenta un momento chiave per il riposizionamento del marchio a livello europeo. Questo modello viene consacrato «auto dell’anno» nel 1998; nel 2000 il titolo viene attribuito alla
147
. La gamma viene via via arricchita con versioni sportive, come le
GTA
, che nel 2002 esordiscono su «156», «Sportwagon» (la station della «156») e «147». Il 6 cilindri da 3.2 litri della «GTA» sviluppa 250 CV ed è abbinabile anche al cambio sequenziale. Nel 2003-2004 è la volta di una serie di restyling per la «156», l’ammiraglia
166
, le sportive «GTV» e «Spider» e la berlinetta di successo «147». Sempre nel 2004 la gamma si amplia con una nuova coupé, l’Alfa «GT», e con la «Crosswagon», una station a trazione integrale realizzata sulla base della «156». La
159
, infine, prende il posto, ma con minore successo, della più compatta «156». La rinascita si concretizza in un progetto ambizioso: l’abbinamento societario con la Maserati consente di mettere in produzione (limitata a 500 esemplari) la «8C», coupé con motore 8 cilindri derivato dall’attività dei «cugini» modenesi e ispirata alle Alfa più classiche.